Le attuali vicende legate al TAP in Puglia e alle proteste da esso ingenerate, insieme alle battaglie contro il rigassificatore di Brindisi, hanno dato luogo a numerosi commenti che prendono di mira la posizione di un certo ambientalismo del no, che non solo noi non condividiamo, ma da sempre combattiamo considerando che sia figlio di una cultura retrograda che ha contribuito a portare il nostro Paese ad una arretratezza che oggi scontiamo.
Stupisce però il passaggio successivo, quello che spinge spesso i commentatori a chiedersi perché una Regione che combatte il TAP e il rigassificatore di Brindisi (battaglie entrambe sbagliate) abbia devastato una campagna meravigliosa con migliaia di pale eoliche, spesso inutili. Innanzitutto non ci risulta chiaro perché installare impianti eolici sarebbe in contrasto con il difendere l’ambiente visto che gli impianti eolici sono considerati in tutto il mondo, in Europa e in Italia, la tecnologia per la produzione di energia elettrica meno impattante sull’ambiente proprio per la loro valenza ambientale di tutela dovuta alla mancanza di emissioni climalteranti. In secondo luogo, il motivo per il quale esiste un significativo numero di impianti in Puglia discende esclusivamente dall’enorme potenziale eolico di tale Regione (tra l’altro il fatto che vi sia in Puglia un’orografia semplice, cioè “pianeggiante”, è un beneficio per l’efficienza della produzione eolica). Infine risulta veramente increscioso dover tornare sulla questione della loro supposta inutilità. Infatti credevamo che fosse oramai noto a tutti che tali impianti producono energia elettrica in quantità assai significativa sia in termini relativi, in media quasi doppia rispetto a quella di un pari impianto fotovoltaico, sia in termini assoluti: oggi l’eolico copre i consumi domestici equivalenti di oltre 15 milioni di persone (dati GSE/AEEG/TERNA), pari al 5% della produzione totale (non sarà moltissimo ma certamente non è un quantitativo “inutile”).
Gli impianti eolici non sono installati in posti noti per l’assenza di vento perché l’unico ritorno degli investimenti privati effettuati (non esistono per l’eolico finanziamenti pubblici) è dato dalla vendita dell’energia elettrica prodotta ed immessa in rete. Pertanto, come evidente, i siti dove vengono installati i parchi eolici vengono monitorati per anni con studi del vento accurati che consentono di prevedere, su scala temporale annuale o pluriennale, quale sarà la produzione elettrica. Inoltre le recenti modifiche dei sistemi di sostegno, che hanno ridotto di oltre il 50% (!!) l’incentivo per l’eolico, oggi giustificano investimenti per impianti in siti con regimi di vento molto significativi, ben superiori a quelli medi ad esempio della Germania, leader nella produzione di energia eolica.
Per tornare al discorso sulla Puglia, preme sottolineare come alla fine del 2012 in questa regione erano installate 1.358 macchine, per una potenza complessiva di 1.992 MW e una produzione nell’anno di 3,2 TWh, pari al fabbisogno di circa 3.000.000 di persone. A tutto ciò va aggiunto che a oggi il settore dell’energia eolica dà lavoro a oltre 35.000 persone tra diretti ed indotto, in territori endemicamente gravati da problemi occupazionali, con un potenziale stimato al 2020 di circa 67.000 unità; in Puglia ad oggi si contano rispettivamente 7.841 occupati complessivi.
Alla luce di quanto detto si ribadisce l’invito a favorire la divulgazione di una corretta informazione su tale tecnologia soprattutto in un periodo come quello attuale in cui l’eolico vive una fase delicata a seguito degli ulteriori tagli retroattivi degli incentivi, dell’incremento della pressione fiscale (IMU, Robin Tax) e dell’introduzione di ulteriori oneri per il corretto funzionamento del sistema elettrico (oneri di sbilanciamento), misure che probabilmente saranno insostenibili per la maggior parte delle aziende del settore che già dal 2013 stanno ricorrendo a tagli di personale e cassa integrazione.


