Burocrazia, incentivi, potenzialità, ricerca tecnologica per nuove fonti energetiche. L’Italia è ad un bivio ed è giunto il tempo delle scelte.
È ora di mettere mano seriamente al comparto energetico nazionale. Per fare questo serve innanzitutto, conoscenza, approfondimento, competenza, visione e onestà. Infatti oggi al nostro Paese serve una scossa, uno spunto di rinascita, di ripartenza; mai come in questo periodo è necessario che tale segnale provenga dal settore industriale. Il perdurare della crisi internazionale, l’attacco speculativo al nostro Paese, la recessione che stiamo vivendo, sono elementi contingenti che ancor più impongono un importante impegno di semplificazione, razionalizzazione e riorganizzazione del settore, che potrebbe essere volano per l’economia. Il comparto energetico, e quello delle rinnovabili in primis, potrebbe essere la scintilla di questo auspicato rinnovamento industriale di cui il nostro Paese ha molto bisogno. E potrebbe esserlo non solo perché è un settore in crescita, anticiclico e necessario, ma anche perché da ogni punto di vista è vincente. Gli aspetti positivi occupazionali, innovativi e ambientali infatti si sommano nelle rinnovabili a quelli più propriamente industriali e tecnologici, creando nel settore quelle garanzie che possono consentire ampi margini di penetrazione sociale, investimenti privati, occupazione, innovazione tecnologica, indipendenza e stabilità della bolletta energetica. Un settore che è vicino alla maturità, ma che può assicurare un elevato potenziale di sviluppo ed ampi margini di crescita, che attenda solamente l’ultimo input da parte del Governo, un segnale che la sfida può ripartire e che gli impegni presi vanno coscientemente rispettati, per evitare sanzioni, è vero, ma anche per garantire un futuro migliore per tutti noi. La ricerca del benessere economico e sociale, e lo sviluppo industriale è la sfida che lanciamo e che può essere vinta se solo capiremo che l’energia rinnovabile tutta, e quella eolica in particolare è uno strumento disponibile ed efficiente da sfruttare oggi. Un simbolo identificativo della rinascita auspicata dell’Italia potrebbe essere proprio un aerogeneratore, un pannello fotovoltaico, un barile di olio vegetale. Un’icona che possa idealmente ricollegarsi con la prima automobile, la prima lavatrice, il primo televisore, ma intrinsecamente migliore non per nostro giudizio ma per oggettive caratteristiche.
In questo contesto si inserisce l’urgente e necessaria definizione del quadro normativo che il settore delle Fonti Rinnovabili attende, e che dovrà consentire, questo dice la Direttiva Comunitaria sulle rinnovabili, di rimuovere ogni tipo di ostacolo ancora esistente al raggiungimento dell’Obiettivo al 2020. Il motivo per il quale i trattati internazionali, quelli comunitari e le normative nazionali assumono come necessario l’impegno dei singoli stati a sostenere tali fonti di energia, è abbastanza facile da capire, infatti se è vero che queste tecnologie sono più care se confrontate con i medesimi criteri utilizzati per calcolare il costo di quelle tradizionali, valutando anche quelli che sono i costi esterni e quello che vorrei chiamare il valore di queste tecnologie, la questione cambia. L’indubbio beneficio derivante dalla parziale eliminazione delle tecnologie altamente inquinanti si tradurrebbe inevitabilmente con la disponibilità a pagare di ognuno di noi per assicurare condizioni future di vita migliori. Da un punto di vista strategico vale la pena sottolineare come oggi sia cambiato ogni schema, e la grande sovraccapacità del nostro Paese in termini di offerta elettrica, potrebbe essere giocata dal nostro Paese prevedendo fin d’ora un periodo di sofferenza, quale è quello odierno, che però si potrebbe trasformare in strategia vincente nel medio periodo. Ipotizziamo infatti che si vada incontro a anni di carenza di energia, a crisi geopolitiche rilevanti, solo con risorse endogene ne usciremmo. L’uscita della Germania e, seppur più avanti, della Francia dal nucleare civile potrebbe peraltro determinare un significativo calo della produzione elettrica in quei Paesi e quindi l’impossibilità di importare energia come oggi facciamo. Infatti non potrà essere il mercato, o solo il mercato a regolare questa transizione, perché di transizione si parla, ma la carenza stessa dell’energia diventerà elemento strategico slegato da valutazioni economiche, e questo significherà che l’indipendenza energetica è il primo elemento strategico di politica energetica che un Governo illuminato dovrebbe voler raggiungere. In questo contesto di medio-lungo periodo tuttavia ci troviamo oggi a dover fare fronte alle criticità che l’attuale situazione economico-finanziaria ci impone, con l’esito che queste tecnologie non solo non vengono sostenute, ma si decide con una decisione completamente ottusa, di caricare sulle Fonti Rinnovabili altre tasse, balzelli e ostacoli di ogni tipo, che comporteranno danni irreparabili, bloccando definitivamente i nuovi investimenti. L’unica strada possibile oggi è quella di rivedere complessivamente tutto il sistema, partendo dagli incentivi, dei meccanismi di definizione degli stessi che dovranno essere di rapida flessibilità per seguire, beneficiandone, le modifiche dei costi della tecnologia. Ridisegnare la gestione dei flussi fisici di energia, delle possibili alternative derivanti da sistemi innovativi come la gestione della domanda e del consumo in tempo reale, usando sistemi di accumulo efficienti, e rendendo efficienti i sistemi autorizzativi e gestionali per i nuovi impianti. Per quanto riguarda l’attuale situazione regolatoria per il settore, l’effetto atteso dall’emanazione del D. Lgs. 28/2011 era di una necessaria ulteriore spinta nella direzione dello sviluppo delle rinnovabili per consentire il raggiungimento degli obiettivi al 2020, che il nostro Paese ha assunto volontariamente indicando il 27% della produzione elettrica da Fonti Rinnovabili come percentuale minima sul Consumo da raggiungere. Per fare ciò appariva scontato che il Decreto di recepimento sarebbe stato tutto volto alla rimozione degli ostacoli oggi presenti e che non avrebbero consentito tale risultato. I risultati ad oggi sono invece di un ulteriore ingarbugliamento del sistema incentivi con criteri che se dovessero venire confermati dai decreti attuativi ancora attesi, porterebbero ad un sostanziale e duraturo blocco di nuove installazioni. È auspicabile invece che tali decreti portino all’abbattimento delle barriere e allo sblocco del settore. Per l’Italia questo si deve risolvere nel riportare la durata media dell’iter autorizzativo ai 180 giorni previsti, alla individuazione di meccanismi di incentivazione adeguati a sostenere i nuovi investimenti, mentre per le barriere tecnologiche si attende la rimozione delle criticità discendenti dalla connessione alla Rete e al dispacciamento dell’energia. In conclusione sembra che molto ancora si debba fare per consentire di trasformare le possibilità fornite dalla normativa europea in reale opportunità per l’Italia, per fare ciò si rimarca quanto detto ovvero si dovranno tempestivamente emanare i Decreti attuativi formulati in modo tale da rendere raggiungibile l’obiettivo comunitario senza ritardi o inefficienze, il tutto per il bene dell’Italia.


