“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.”; ebbene sì, siamo di ritorno dall’ennesima “battaglia”, dall’ennesima difesa ad oltranza, sollevati dal rientrato allarme ma consapevoli che non sarà l’ultimo. L’estrema instabilità e caducità evocata dall’Ungaretti sembra quanto mai evocare il destino della gran parte delle aziende del settore delle rinnovabili in questo momento. Precarietà, programmazione giorno per giorno, siamo alle solite. Con un tempismo eccezionale si è cercato di inserire nel testo della manovra un provvedimento che desse un colpo di machete ai sussidi presenti in bolletta, senza distinzioni di sorta; taglio del 30% tout court, che si tratti di incentivi alle rinnovabili, piuttosto che fondi destinati al decomissioning delle centrali nucleari o al bonus sociale per indigenti, anziani e malati. Un autogoal clamoroso cui si è posto rimedio in tempo e che richiede un deciso cambio di rotta, in questo momento storico in cui sono vicini a vedere la luce i decreti attuativi richiamati nel decreto legislativo 28/2011. Si è parlato abbondantemente di possibili scenari e sviluppi normativi durante le iniziative legate alla Giornata Mondiale del Vento, da poco conclusesi, che in Italia per il terzo anno si sono svolte a Roma all’interno dello splendido contesto del Parco dei Daini a Villa Borghese. Anche quest’anno la sala convegni allestita all’interno del PalaEnergia è stata crocevia di incontri di carattere istituzionale che sono serviti da un lato per fare un punto sulla situazione attuale delle fonti rinnovabili e sul settore eolico in particolare e dall’altro per pianificare e proporre delle istanze che in qualche modo potessero risultare necessarie per dare un necessario nuovo impulso al sistema. I dati parlano chiaro: blocco delle nuove iniziative, blocco delle assunzioni, blocco degli investimenti, fuga di capitali verso altri settori o verso l’estero, atmosfera di sfiducia diffusa tra gli operatori. La scelta di tagliare retroattivamente il prezzo dei CV è stato l’ennesimo tassello che ha contribuito al blocco delle installazioni eoliche in Italia. Non ci siamo. Non c’è più spazio e tempo per le modifiche in corso d’opera, il clima di incertezza diffusa in ambito normativo ha portato quindi ad una dura reazione del mercato; ad oggi il settore sconta tutto ciò con un calo evidente, gli imprenditori nazionali e non, sono ormai alla saturazione dei crediti concessi in questi anni al sistema regolatorio e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, a rischio ci sono le stime al 2020 che prevedevano circa 67.000 posti di lavoro (cfr. studio UIL – ANEV) solo per il settore eolico. Bisogna ripartire al più presto con nuova linfa, con nuovi impulsi, ma soprattutto con nuovi approcci da parte del legislatore, con una visione ad ampio respiro, a lungo termine, con meno improvvisazione. L’auspicio dell’intero settore industriale eolico è che si possa finalmente consolidare un panorama che preveda stabilità normativa, sicurezza degli investimenti con adeguati meccanismi di incentivazione, certezza dei tempi e semplificazione dei processi autorizzativi. Non si capisce ad esempio come ad oggi si sia scelto i penalizzare un settore che nell’intero panorama delle rinnovabili risulta essere indubbiamente quello più maturo, insieme all’idroelettrico, e con un potenziale esprimibile ad oggi nel nostro paese pari ad ulteriori due terzi del totale. Le politiche dei principali paesi europei infatti hanno da tempo scommesso e investito su questa fonte anche e soprattutto ultimamente con la progressiva riduzione della tecnologia nucleare. Per dare un’idea della situazione dell’eolico nel mondo basta rifarsi ai risultati del rapporto predisposto dalla World Wind Energy Association (WWEA), che prevede per il 2015 una potenza mondiale installata pari a 600 GW che arriveranno a 1.500 GW nel 2020 superando sia l’idroelettrico che il nucleare. Nel 2011 si stima una nuova potenza installata pari a 45 GW che porterebbe il totale a oltre 200 GW. La testimonianza più tangibile dello sviluppo di questo settore nel mondo è la prepotente crescita dei mercati asiatici con India e Cina nelle primissime posizioni. Basti pensare che la metà della potenza realizzata nel 2010 sia stata installata in Cina che adesso guida la speciale classifica mondiale dell’eolico con 45 GW installati. Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica è importante sottolineare come un paese come la Germania, attualmente copra il 9% del suo ingente fabbisogno elettrico con l’eolico, la Spagna addirittura il 16%, con un punta del 21% registrata a marzo di quest’anno. In Italia nel 2010 sono stati prodotti circa 8,4 TWh di energia elettrica da fonte eolica, pari al fabbisogno di quasi 8 milioni di persone. Tale quota rappresenta circa l’11% della produzione da rinnovabili in Italia e seconda solamente all’idroelettrico; dati che mostrano come la tecnologia eolica, pur essendo relativamente giovane, sia già particolarmente matura. È opportuno riflettere sulle modalità di pianificazione del percorso che ci porterà a raggiungere gli obiettivi al 2020 di produzione da fonti rinnovabili definiti in sede comunitaria. Attualmente, ad esempio, tra fotovoltaico ed eolico esiste un gap tecnologico che comporta una sostanziale differenza di costi. Un impianto fotovoltaico costa circa il doppio e produce grossomodo il 60% di un impianto eolico di pari potenza. Il punto crociale è che tali margini stanno pian piano assottigliandosi, varrebbe quindi a nostro avviso la pena rimandare temporalmente il piano di sviluppo massiccio del fotovoltaico a quando tale tecnologia sarà completamente matura, come peraltro è ad oggi l’eolico. Gli incentivi previsti sono dettati proprio da quanto detto, il MWh fotovoltaico costa quasi il triplo di 1 MWh eolico, da qui la sostanziale differenziazione di incentivi e di sistemi di incentivazione. Risulta opportuno ad oggi, alla luce dell’abbandono definitivo della tecnologia nucleare, definire e pianificare un quadro energetico che possa contemplare le reali potenzialità del nostro paese, in termini di risorse, fossili o rinnovabili che siano, e di tecnologie. Già da tempo l’ANEV ha predisposto e messo a disposizione dei vari enti preposti uno studio, basato su dati anemometrici reali e tenendo conto di quanto riportato nel protocollo di intesa con le principali associazioni ambientaliste per il corretto inserimento degli impianti nel paesaggio, che stima in 16.200 MW la potenza installabile al 2020 in Italia per una produzione di circa 27,5 TWh, per una percentuale tra il 7% e l’8% sul CIL (Consumo Interno Lordo) stimato. Dati superiori a quanto riportato in prima istanza nel PAN, Piano d‘Azione Nazionale, inviato dal nostro Governo a Bruxelles, che prevedeva circa 20 TWh prodotti da eolico e 12.680 MW di potenza. Alla luce dei dibattiti intercorsi in questo periodo e delle scelte politiche in merito alla pianificazione energetica tale dato andrà necessariamente rivisto.


