Governo Monti: alla ricerca della stabilità

Il comparto attende un Decreto Ministeriale che tuteli crescita, sviluppo tecnologico e industriale, flussi economici stabili, tassi di occupazione elevati nelle regioni a maggior carenza di posti di lavoro

Nell’anno, nonostante si sia raggiunto un discreto livello di nuova potenza entrata in esercizio, seppur esito di autorizzazioni ottenute anni fa, si è registrato un sensibile calo degli investimenti nel settore eolico con effetti che saranno sempre più visibili nei prossimi anni.
Il dato della potenza installata riflette infatti la situazione del settore con un ritardo in media di 3/4 anni, il periodo che intercorre tra il finanziamento dell’iniziativa e la realizzazione della stessa.
Il dato più allarmante è sicuramente quello relativo agli investimenti che nell’ultimo anno sono stati effettuati per iniziative nel comparto eolico.
Si può infatti affermare che negli ultimi mesi il settore sia quasi completamente fermo con volumi di investimento in calo anche del 60-70% rispetto agli anni passati, con i principali stakeholders in cerca di finanziatori, che invece sono orientati ad altri settori ovvero ad altre tecnologie e comunque verso altri Paesi.
Tali misure si stanno ripercuotendo inevitabilmente sul comparto occupazionale, invertendo una tendenza al rialzo dell’eolico, che pochi settori produttivi avevano conosciuto negli ultimi 10 anni.
I dati rilevati nel monitoraggio periodico dello Studio UIL-ANEV, indicano tassi occupazionali in sensibile discesa, ovunque superiori al 60% rispetto all’anno precedente, con picchi anche pari al 90% in alcune regioni del centro e sud Italia.
Negli ultimi 12 mesi si è registrato un disavanzo di oltre 3.000 nuovi occupati, tra diretti e indiretti, rispetto alle previsioni, con un quasi totale stallo negli ultimi mesi dell’anno. I numeri cominciano ad essere importanti e la predisposizione di misure che possano invertire tale tendenza, quanto mai impellenti.
Ad oggi limiti di natura economica non rendono conveniente la costruzione di impianti che non assicurino una produzione per almeno 1.800 ore equivalenti annue (cioè circa 6.000 o 7.000 ore di funzionamento), ciò a significare che tutti gli impianti attualmente in esercizio debbano necessariamente garantire tale valore, al netto di problematiche di connessione alla rete elettrica nazionale e di natura contingente. I livelli di incentivazione sono infatti decresciuti i maniera considerevole negli ultimi anni, con un processo innescato dall’abbattimento dei costi per il progresso tecnologico e accelerato dal crollo della domanda dei Certificati Verdi, accentuato poi dagli ultimi tagli applicati al prezzo di ritiro da parte del GSE.
Si sottolinea al riguardo come il livello di “costo” degli incentivi per l’eolico, che ricordiamo non è posto in capo allo Stato ma sostenuto dal sistema elettrico nei costi della componente A3 della bolletta, sarà abbondantemente ripagata dai ritorni che lo Stato riceverebbe in termini economici dalle varie contribuzioni fiscali cui sono sottoposte le aziende eoliche (Iva, Ires, Irap, Irpef, Oneri previdenziali Inps, Robin Hood Tax, Convenzioni per i Comuni ecc.). Nella bozza di DM attuativo attualmente in visione viene inoltre stabilito il passaggio dall’attuale sistema di remunerazione dell’energia più i Certificati Verdi per il post 2015 ad una decurtazione del 22% retroattiva sugli investimenti effettuati. Tale taglio si aggiunge all’imposizione della Robin Hood Tax che dall’agosto scorso è stata posta retroattivamente in capo agli operatori e che grava per il 10,5% sugli utili. Per effetto di questi due interventi retroattivi oggi un produttore da Fonte Rinnovabile eolica percepisce in media un valore (comprensivo di e.e. e CV) pari a 157,00 euro/MWh anziché il valore di 180,00 euro/MWh  tabilito nella Legge 244/2007, e inoltre gli vengono applicate tasse che raggiungono il 50% (!!!).
La decurtazione del 22% prevista formalmente come stabilizzazione per il settore, dalla Bozza di DM, aggiuntiva dell’imposizione della Robin Tax, entrambe provvedimenti retroattivi, già sta causando il default di molti impianti ad oggi operativi con le banche che hanno bloccato la distribuzione dei dividendi.
È doveroso sottolineare come da parte degli operatori del settore si è sempre manifestata una fattiva collaborazione a rivedere i livelli di incentivazione a patto di ricevere rassicurazioni sulla certezza a tutti i livelli, cercando di eliminare tutte quelle inefficienze che ad oggi gravano sui player in maniera considerevole, nell’ordine dei 25/30 euro/MWh. Nell’ultimo documento predisposto dall’ANEV e presentato nelle varie sedi istituzionali, è stato fatto un ulteriore passaggio che dimostra come gli operatori dell’eolico siano disponibili a sostenere importanti sforzi pur di arrivare ad una soluzione rapida e condivisa sulle misure contenute nel DM attuativo di prossima pubblicazione. Si è manifestata infatti la possibilità di accettare un ulteriore taglio per i nuovi impianti, passando dagli attuali 157,00 euro/MWh a circa 150,00 euro /MWh con un taglio netto pari a quasi 7 euro/MWh, con l’obiettivo di trovare al più presto una soluzione condivisa sulle misure di stabilizzazione dei meccanismi di incentivazione, con proposte tangibili anche e soprattutto per gli impianti esistenti, la maggior parte dei quali attualmente rischia seriamente il default.
La doppia misura retroattiva, taglio del 22% ed introduzione della Robin Hood Tax con un tassazione aggiuntiva del 10,5% ha infatti definitivamente rotto gli equilibri di molte società, che attualmente si trovano a dover rinegoziare gli accordi con le banche sulla base di piani di restituzione del debito in molti casi difficili da rispettare a meno di scelte impopolari e sofferte.
Le conseguenze di un default del settore sarebbero inimmaginabili con oltre 30.000 posti di lavoro attuali a rischio in un comparto produttivo in sistematica crescita con un potenziale occupazionale doppio sui valori attuali nei prossimi dieci anni e con un livello di investimenti di capitali privati di circa 10 miliardi di euro. Risulta quindi quanto mai necessario tutelare un settore che garantirà quindi nel prossimo futuro crescita costante negli anni, sviluppo tecnologico e industriale, flussi economici stabili, tassi di occupazione elevati nelle regioni a maggior carenza di posti di lavoro.
Le misure che saranno contenute nel Decreto Ministeriale di prossima emanazione dovranno necessariamente andare nella direzione del rispetto delle iniziative imprenditoriali avviate che attualmente garantiscono il benessere delle molteplici variabili socioeconomiche associate.