In questi giorni si parla molto delle questioni climatiche grazie a una ragazza, Greta Thunberg, che ha fatto di una giusta battaglia un momento di riflessione mondiale, attraverso il suo impegno e anche la sua giovane età. L’assunto è che le generazioni precedenti si sono disinteressate completamente dei temi ambientali con la conseguenza che il mondo ha avuto un evidente peggioramento di tutti gli indicatori ambientali. Tale situazione sta comportando mutamenti climatici gravissimi che rischiano di diventare irreversibili.

Su queste premesse la giovane Greta ha mobilitato i suoi coetanei affinché tutti insieme si rivendicasse il diritto ad avere efficaci politiche di contrasto ai mutamenti climatici. Molto interessante è l’eco mediatica che questa iniziativa ha riscosso sugli organi di stampa e di comunicazione di massa che, notoriamente, sono stati sempre molto tiepidi rispetto a queste tematiche. La rivendicazione generazionale colpisce infatti nel profondo di ognuno poiché, dato che i mutamenti climatici stanno mettendo a rischio di esistenza il pianeta Terra, è anche vero che ciò sta avvenendo a causa della mancanza di politiche climatiche adeguate di una parte della classe dirigente. In questo quadro gli effetti gravi dei mutamenti climatici ricadranno sulle nuove generazioni, le quali, non avendone colpa, si troveranno a subire gli effetti devastanti dell’estremizzazione dei fenomeni atmosferici e non è detto che riusciranno a porre rimedio.

È molto importante che questa sensibilizzazione possa essere quanto più diffusa possibile, perché solo questo movimento di coscienza potrebbe finalmente generare un’inversione nelle politiche globali di riduzione delle emissioni climalteranti.

Nonostante, infatti, tutti gli organismi internazionali da anni abbiano lanciato l’allarme sull’inefficacia e insufficienza delle attuali strategie di contenimento delle emissioni climalteranti seguite fino a oggi, stiamo assistendo a una politica che troppo spesso lancia problemi, promette soluzioni ambientali avanzate e poi, quando si trova a dover governare, ripiega invece su interventi timidi e insufficienti.

L’idea dello sciopero per il clima è quindi un’iniziativa vincente, che ha svegliato le coscienze dell’opinione pubblica arrivando a una diffusione capillare che mai prima di oggi si era avuta su temi ambientali. Questo aspetto non deve essere considerato positivo se non sarà seguito da un’attenta programmazione, necessaria a dare il via a una serie di iniziative che dovranno portare i nostri governanti a cambiare l’approccio e a comprendere come la lotta mutamenti climatici sia fin da oggi la battaglia centrale di ogni azione politica degna di rispetto.

Tuttavia, bisogna anche considerare come il motivo per il quale la politica oggi non stia considerando indispensabile un’azione forte di contrasto ai mutamenti climatici è proprio per un’ignoranza sui temi ambientali, che può essere combattuta solo tramite l’istruzione e la conoscenza. Per questo è un controsenso che si arrivi alla consapevolezza della conoscenza tramite lo sciopero e quindi con l’assenza da quelle strutture, le scuole, che questa conoscenza dovrebbero diffondere.

Per questi motivi sarebbe stato più congruo un percorso di conoscenza di questi temi che passasse da un maggiore impegno delle strutture scolastiche, degli istituti formativi e non tramite uno sciopero.

L’aspetto che va comunque sottolineato e apprezzato è come questa iniziativa sia giunta al cuore della questione e abbia fatto da chiave di volta. Questo almeno l’auspicio di una nuova politica mondiale che metta finalmente al centro di ogni scelta la salvaguardia del Creato. Solo così e solo agendo tempestivamente potremmo invertire il trend all’interno del quale ci stiamo muovendo e riuscire a rimettere in equilibrio il nostro pianeta, rendendolo sicuro per le persone che lo abitano e che lo abiteranno.