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La neo-costituita associazione ha lo scopo di concorrere alla promozione e utilizzazione della fonte eolica in un rapporto equilibrato tra insediamenti e natura; la produzione di energia elettrica da fonte eolica ha una significativa valenza ambientale in funzione del risparmio energetico e della riduzione delle sostanze inquinanti responsabili del degrado dell’ambiente sia locale che globale.
Alla conferenza di Kyoto, nel 1997, L’Unione Europea si assunse l’obbligo di ridurre le emissioni di anidride carbonica, in misura percentuale diversa da paese a paese, entro il 2010.
L’Italia si obbligò a ridurre le proprie emissioni del 6,5%, ma purtroppo, in mancanza di una politica energetica/ambientale organica, da quella data le emissioni sono cresciute del 1,5%.
Nello stesso periodo la Germania, che si era posta l’obiettivo del 20%, è già arrivata alla riduzione del 18%, grazie ad una seria politica di risparmio energetico e ad un uso massiccio delle fonti rinnovabili e dell’eolico in particolare.
Attualmente sono installati in tutto il mondo impianti per la produzione di energia elettrica da fonte eolica per complessivi 24.471 MW. Le principali nazioni che ricorrono a tale tecnologia sono Germania (8.753 MW), Spagna (3.335 MW), Stati Uniti (4.245 MW) e Danimarca (2.417). L’Italia si piazza al quarto posto in Europa con 697 MW installati.
L’enorme vantaggio, intrinsecamente connesso alla tecnologia eolica, è che la produzione di energia avviene in maniera “naturale” e senza l’emissione di nessun tipo di inquinante o alterante climatico. Un aerogeneratore di taglia media (600-800 Kw di potenza, alto 40-50 metri e con un rotore di 46-50 metri di diametro) in condizioni normali di ventosità produce in un anno circa 2.000.000 di Kwh. Utilizzando le consuete fonti tradizionali la produzione di questa quantità di energia sarebbe accompagnata dall’emissione in atmosfera di circa 2.000 tonnellate di anidride carbonica e 2,5 ton di anidride solforosa, oltre a una tonnellata in media di altri ossidi di azoto.
Questo significa che gli appena 700 Mw di potenza attualmente installati in Italia, che corrispondono comunque allo 0,5% del fabbisogno elettrico nazionale, ci fanno già risparmiare emissioni di CO2 per circa 2.000.000 di tonnellate.
Recentemente il dibattito politico su questi temi è diventato particolarmente scottante, poiché numerose iniziative di progettazione stanno avendo corso nella fascia centrale dell’Appennino.
In questa zona esistono aree di enorme pregio ambientale e paesaggistico e indubbiamente realizzazioni di impianti eolici entro queste aree, o nelle loro immediate vicinanze, potrebbero costituire pregiudizio per la loro integrità naturale.
Concordiamo pienamente con chi pone in posizione centrale nel dibattito politico in materia, anche la salvaguardia di tali aree, nel nome della tutela della bio-diversità, che è uno degli aspetti maggiormente qualificanti di tutto il nostro territorio italiano.
Riteniamo utile rammentare, però, che per tutelare la bio-diversità su larga scala e sul medio-lungo termine è assolutamente indispensabile prendere provvedimenti urgenti e forti verso la salvaguardia dell’equilibrio climatico e contro quei processi che, alterando tale equilibrio, portano inevitabilmente ad una progressiva desertificazione e ad una progressiva distruzione degli habitat e degli ecosistemi naturali in genere.
Non esiste un unico rimedio sicuro contro questi problemi, ma soltanto il ricorso simultaneo a diverse soluzioni tecnologiche coordinate in una strategia d’azione combinata può portare a buoni risultati. L’eolico da solo non può costituire la soluzione, ma poiché è una tecnologia con notevoli aspetti positivi, deve essere strategicamente centrale in una politica energetica/ambientale seria e vincente.
In Italia esistono attualmente alcune decine di imprese che operano direttamente nel settore dello sviluppo di progetti di centrali eoliche. Compito di queste aziende è lo studio delle condizioni anemologiche del sito seguito da analisi ambientali di tipo geologico e naturalistico (fauna, flora, ecc…) sulla base delle quali redigere progetti e ottenere le autorizzazioni per le realizzazioni. Oltre agli operatori storici che si occupano di eolico da almeno la metà degli anni ’90 e alle grosse industrie dell’elettrico che hanno un proprio ramo d’attività specifico per questo settore, recentemente si sono aggiunte numerose imprese italiane e comunitarie che stanno operando in questo campo con notevole profusione di energie. Alla base c’è la convinzione, anzitutto, della validità sia tecnologica che morale della scelta e una giusta aspettativa verso questa direzione creata da una normativa e una pianificazione nazionale che, per quanto generica, lasciava e lascia aperti questi settori di ricerca e di investimento.
Polemiche gratuite e pretestuose contro l’eolico sono pericolosamente dannose per la salute del nostro pianeta. Le imprese operanti nel settore chiedono garanzie per poter continuare a svolgere il loro lavoro, certe che l’interesse di categoria si coniuga pienamente con l’interesse della salute del cittadino e dell’ambiente.
Ci auguriamo che i giusti appelli per la salvaguardia dell’integrità naturale di certe aree non vengano presi pregiudizialmente come scusa per affossare a priori una tecnologia matura e vincente come l’eolico.
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