L'ANEV CHIEDE AL PARLAMENTO DI ABROGARE IN FASE DI CONVERSIONE LA NORMA PREVISTA DALL'ART. 45 DEL D.L. 78/2010 CHE METTE A SERIO RISCHIO OLTRE 25.000 POSTI DI LAVORO NEL SETTORE DELLE RINNOVABILI. ALLA LUCE DEL PROSSIMO NECESSARIO INTERVENTO NORMATIVO DI RIORDINO DEL SISTEMA DEGLI INCENTIVI (PREVISTO ENTRO IL 5 DICEMBRE 2010 DALLA DIRETTIVA COMUNITARIA), NONCHÉ ALLA LUCE DEL PROSSIMO INVIO DEL PIANO DI AZIONE CHE L'ITALIA TRASMETTERÀ ENTRO GIUGNO A BRUXELLES NELL'AMBITO DEGLI OBBLIGHI COMUNITARI DELLA 20/20/20, SI RITIENE OPPORTUNO CHIEDERE AL GOVERNO DI DEMANDARE A TALI INIZIATIVE OGNI REVISIONE ORGANICA DEL SISTEMA EVENTUALMENTE RITENUTA NECESSARIA, ANCHE ALLA LUCE DEL FATTO CHE TALE ARTICOLO NON CONTIENE NESSUN TIPO DI PROVVEDIEMNTO DI CARATTERE PRODUTTIVO O DI SVILUPPO ECONOMICO, OVVERO ALCUN RISPARMIO PER LE CASSE DELLO STATO.
L'ANEV QUIJNDI CHIEDE CON FORZA CHE SI EVITINO AL NOSTRO PAESE ULTERIORI AZIONI DESTABILIZZANTI SUL SETTORE DELLE FONTI RINNOVABILI, ABROGANDO L'ART. 45 DEL D.L. 78/2010 IN FASE DI CONVERSIONE DEL DECRETO E RIPRISTINANDO IL PRECEDENTE MECCANISMO DI SALVAGUARDIA DI RIACQUISTO DEI CV, INTERVENENDO SUCCESSIVAMENTE E COME PREVISTO ENTRO 6 MESI FA OGGI, AD UNA RIDEFINIZIONE DEI CORRETTIVI RITENUTI NECESSARI, SEMPRE NELLA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI ACQUISITI E DEL NECESSARIO IMPEGNO AL RIASSETTO DEL SISTEMA
L'ANEV ha approfonditamente valutato gli effetti della abrogazione del meccanismo di salvaguardia per il sistema di incentivo delle Fonti Rinnovabili, contenuta nell'Art. 45 del Decreto 78/2010, valutando oltre agli effetti sugli impianti in esercizio e in realizzazione, anche sugli investimenti in itinere. Le risultanze dell'analisi svolta, evidenziano che l'abrogazione di un meccanismo di garanzia introdotto dal Governo e applicabile solo in caso di una crescita della produzione elettrica da Fonti Rinnovabili inferiore a quella dell'obbligo Comunitario al 2020 volontariamente sottoscritto dall'Italia e vincolante per il nostro Paese, comporterebbe gravissimi danni in termini occupazionali, economici, ambientali, senza comportare un corrispondente beneficio per i conti dello Stato.
Infatti il sistema di incentivazione delle Fonti Rinnovabili non viene sostenuto da incentivi pubblici, peraltro espressamente vietati dalla Legge vigente, e anzi il blocco delle iniziative in corso, come esito del default finanziario, comporterebbe una grave perdita di gettito fiscale, oltre ai danni da calcolare derivanti della sanzioni pecuniarie che l'Europa comminerà ai Paesi inadempienti.
La misura prevista dall'Art. 45 del D. L. 78/2010 peraltro agisce, per la tecnicità del sistema, anche retroattivamente, scardinando l'intero meccanismo di sostegno alla produzione elettrica, e pertanto impattando su una produzione elettrica da FR pari, nel 2009 per il solo settore eolico, a oltre 6,5 miliardi di kWh, la cui produzione, come quella delle altre Fonti Rinnovabili, viene seriamente messa a rischio con le gravi conseguenze citate in termini occupazionali oltre che economiche, e le inevitabili ripercussioni sui Comuni ospitanti gli impianti.
Il meccanismo di riacquisto abrogato peraltro, serve a tutelare il mercato e gli utenti finali, per il tramite di una attività da parte del GSE atta ad evitare speculazioni derivanti dall'oscillazione artificiosa dei prezzi dei Certificati Verdi, con azioni di bilanciamento tra domanda e offerta dei medesimi.
Il solo settore eolico (studio Uil-ANEV) al 2009 vede occupati circa 25.000 lavoratori con un incremento di circa 5.000 unità nel solo anno 2009, tra settore e indotto, oggi questi lavoratori sono a rischio per il possibile default tecnico degli impianti derivanti dalla norma, oltre ovviamente alla mancata crescita di nuovi posti di lavoro in un settore che si è dimostrato anticiclico.
Alla certa fase di stallo nell'investimento in nuovi impianti con il conseguente blocco di nuove assunzioni, si aggiungerebbe una perdita di occupazione derivante dal sicuro default finanziario per le iniziative in essere che vedrebbero tagliati i ritorni economici necessari a ripagare gli investimenti.
Il riacquisto dei CV in eccesso qualora non ripristinato, andrebbe a generare sui progetti già in essere una grave situazione di insolvenza, infatti il sistema creditizio, che ha partecipato al finanziamento di circa 2,5 GW di potenza concedendo finanziamenti per circa € 4.5 miliardi, ritiene che tali investimenti (sia quelli in essere che quelli futuri per ulteriori 1,75 GW di potenza) verranno senz'altro messi a rischio dalle recenti modifiche normative introdotte dal D.L. 78/10. I principali effetti sarebbero che le nuove operazioni di finanziamento restano ferme; le erogazioni dei finanziamenti già erogati vengono sospese; le distribuzioni di eventuali dividendi già maturati vengono bloccate, con impatto sui nuovi investimenti e sulla liquidità dei produttori; vi sarebbe un forte rischio di accelerazioni dei finanziamenti in essere a causa del mancato rispetto degli obblighi di pagamento delle relative rate da parte dei produttori; si avrebbe il blocco di qualunque finanziamento no recourse nel paese (anche in settori diversi da quello delle energie rinnovabili, a causa della perdita di credibilità del paese e dei default finanziari.